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Gay & Bisex

Il negozio di scarpe II - Parte 1


di foxtied
26.05.2018    |    5.839    |    2 9.5
"L’incaprettamento è molto costrittivo e fatico abbastanza a non far serrare il cappio, per contro ho il pene duro come il marmo che, schiacciato sul divano, mi fa anche male..."
Dopo la passata esperienza con il titolare del mio negozio di scarpe preferito, a distanza di qualche settimana, decido di tornare per comprare un paio di scarpe estive. Non abbiamo avuto contatti nel lasso di tempo trascorso dall’incontro a casa sua fino ad oggi, così entro nel negozio e mi comporto normalmente.
Scorro le vetrine per trovare qualcosa che mi interessi, cercando di scorgere il titolare che ancora non vedo: mi sento chiamare da dietro e, girandomi, lo vedo entrare in negozio… “Ciao, come stai?” mi dice porgendomi la mano… “Ero a prendere un caffè, sei arrivato da molto?” – “No, sono appena arrivato… stavo dando un’occhiata” – “Trovato qualcosa?” – “No, non ancora…”
Mi invita a seguirlo: “Vieni, ho dei modelli appena arrivati e ancora da mettere in esposizione, poi voglio farti vedere una cosa…” Lo seguo nel retro, fino al magazzino, che noto essere stato modificato e ampliato: “Abbiamo acquisito il locale accanto, così ho fatto ristrutturare il magazzino e ho ricavato un ufficio molto discreto…” In fondo al magazzino, nella parte più esterna, entriamo da una porta su un piccolo corridoio e poi da un’altra porta, che si apre su un bel locale, ampio… moquette blu in terra, una scrivania molto grande, un divano in pelle e accessori vari: molto ben arredato.
“Il mio rifugio” mi dice… “Molto bello, complimenti” – “Dalla scrivania posso controllare tutto il negozio tramite le videocamere, le pareti sono insonorizzate, il divano è anche letto, se dovessi avere necessità di fermarmi la sera, a volte succede” – “Ti sei organizzato bene…”
Mi invita a sedere sul divano: “Accomodati, vado a prendere due o tre modelli da farti provare”. Mi siedo, guardandomi intorno, non avevo dubbi su quanto potesse rendere un negozio del genere, ma questo “ufficio” sprizza lusso ovunque, a partire dal divano stesso. Torna con tre scatole che poggia sulla scrivania, poi chiude la porta e sento nitidamente scattare la serratura.
“Non ci disturberà nessuno… la tua visita è inaspettata, ma estremamente gradita. Non ti sei più fatto vivo, come mai? Il nostro incontro a casa mia non è stato di tuo gradimento?” – “No, anzi… l’esatto contrario, ma sai gli impegni, il lavoro… il tempo passa veloce…” – “Certo, capisco. L’importante è che tu non ti sia trovato non a tuo agio, me ne dispiacerebbe” – “No, no… tranquillo”.
“Togli le scarpe… anzi, sai che sono molto diretto, vero?” – “Direi di sì…” – “Ecco… allora spogliati nudo” – “Qui? Ma scherzi?!” – “Non scherzo, non preoccuparti, nessuno ci disturberà”. Sono titubante, anche se la cosa mi intriga alquanto… “Cosa vuoi fare esattamente?” – “Voglio legarti, imbavagliarti e poi seviziarti un po’… Ma se non te la senti proviamo le scarpe e basta, ci mancherebbe…” – “Sai che la cosa mi eccita, ma qui siamo veramente tranquilli? Non è che entra un tuo dipendente e ci trova me legato e te che me lo ficchi in bocca?” – “Impossibile. Solo io posso aprire la porta…”
Resto abbastanza sorpreso, ma eccitato al contempo… lui continua a fissare il mio sguardo spaesato, poi prende in mano la situazione: “Spogliati nudo”. A questo punto inizio a spogliarmi togliendo prima la camicia, poi mi siedo e slaccio le scarpe per sfilare i pantaloni… infine tolgo i calzini, restando solo in boxer… “Nudo, togli i boxer”… obbedisco e resto completamente nudo, in piedi sulla moquette.
“Inginocchiati e apri la bocca” mi apostrofa venendo verso di me… lo assecondo mentre lo guardo aprirsi i pantaloni e abbassare le mutande: “Da come ce l’hai duro, sembra quasi mi stessi aspettando…” gli dico, ma finisco appena la frase che me lo spinge tutto in bocca, denso di umori spermatici, tanto è eccitato. Mi tiene la testa e mi scopa in bocca per diversi minuti, lo spinge talmente dentro da arrivare a infilarmi quasi dentro anche i testicoli, ma non reggo molto e ho un accenno di rigurgito, visto che è arrivato in gola.
“Scusami… sono molto eccitato, forse sto esagerando…” mi dice tirando fuori il pene dalla mia bocca: “Beh, stai spingendo molto a fondo, ma l’importante è che te ne sia accorto…” – “Siediti sul divano, voglio legarti…”
Obbedisco e mi siedo, mentre lui da un cassetto della scrivania prende diverse corde bianche cerate e un rotolo di nastro adesivo grigio: “Mettiti in ginocchio sul divano, con le spalle verso di me”, lo faccio e lui mi prende le braccia e inizia ad avvolgermi prima i gomiti e poi il petto, bloccandomi le braccia ben strette. Mi lega i polsi uniti e poi passa ai piedi, che si sofferma ad accarezzare, leccando per qualche istante le piante: “Sempre morbidi e profumati, complimenti…”
Lega le caviglie unite, poi con un’altra corda le collega ai polsi, inarcandomi all’indietro. A questo punto mi prende il pene in mano e inizia a masturbarmi lentamente, mentre con l’altra mano mi infila le dita in bocca, cercando la lingua… Mi masturba a lungo in questa posizione, poi mi fa sdraiare sulla pancia e l’incaprettamento si fa sentire parecchio, una volta disteso. Mi avvolge un cappio intorno al collo e lo tira verso i polsi che tende ancora di più, stringendo anche i piedi: mi fa inarcare molto e devo stare in tensione per non far serrare troppo il cappio. Non mi ha ancora imbavagliato, così gli chiedo: “Perché mi stai incaprettando così stretto?” – “Perché so che ti piace… e piace anche a me vederti in questa posizione”.
Prima di imbavagliarmi mi riempie di nuovo la bocca con il suo pene e mi scopa per almeno un quarto d’ora, ma in maniera più soft che in precedenza, tenendomi la testa per aiutarmi a non far serrare il cappio al collo. Poi si spoglia, togliendo i pantaloni e gli slip, slip che mi infila in bocca ben appallottolati, per poi imbavagliarmi con il nastro adesivo. Resta davanti a me a masturbarsi guardandomi incaprettato, leccandomi di tanto in tanto i piedi… poi prende lo smartphone e mi scatta una foto, si allontana un po’ e lo vedo chiamare qualcuno: “Ciao amico mio, dove sei? … Ah, bene. Ascolta, ho un amico ben immobilizzato, incaprettato nudo e imbavagliato sul mio divano in ufficio, ti interessa la cosa? Ti mando una foto, poi dimmi … Bene, allora ti aspetto. Chiamami quando stai arrivando, a dopo”. La conversazione mi innervosisce un po’, lo guardo con aria interrogativa e provo ad articolare dei suoni, ma il bavaglio è strettissimo… “Tranquillo, è un amico fidato e molto interessato a questi giochi” – “MHGGGHHHHHGFFF” è l’unico suono disarticolato e di disapprovazione che riesco a tirare fuori.
Per tutta risposta lui si avvicina e mi stringe ancora di più i polsi alle caviglie, aumentando l’inarcamento e la costrizione al collo: “Abbi fede, non te ne pentirai…” Si siede su una sedia di fronte al divano e inizia una masturbazione lenta, nell’attesa che arrivi l’altro.
L’incaprettamento è molto costrittivo e fatico abbastanza a non far serrare il cappio, per contro ho il pene duro come il marmo che, schiacciato sul divano, mi fa anche male. Passa almeno mezz’ora, finché il suo telefono squilla: “Ci sei? … Bene, vengo in negozio a prenderti, aspettami lì…” Si rimette i pantaloni, senza gli slip che sono ovviamente dentro la mia bocca, poi apre la porta ed esce richiudendosela alle spalle… sento schioccare la serratura in chiusura.
Sono nudo, incaprettato e imbavagliato, e sto per essere seviziato e usato da due uomini: il bello è che mi ci sono messo spontaneamente in questa situazione, e un po’ ci speravo anche… ma la seconda persona non era affatto prevista, soprattutto qui.
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